FINALE TRADIMENTO: IL CONTINUO DELLA STORIA POTREBBE ARRIVARE NEL NUOVO ANNO
Il mondo di “Tradimento” non è mai stato un luogo di affetti sinceri o di verità esposte, ma il velo di menzogne che copriva la tenuta di Holtan crolla in modo spettacolare e terrificante con le ultime anticipazioni, rivelando una cospirazione che affonda le radici non solo nell’avidità, ma in un oscuro rituale occulto. L’eco del funerale di Tolga si attenua appena, lasciando spazio a un’ombra più cupa: la consapevolezza che la sua morte non è stata un incidente, né una semplice vendetta, ma un “sacrificio” calcolato per garantire un potere sovrannaturale. Il terreno sotto i piedi dei protagonisti si sgretola, proiettandoli in una ricerca disperata per scongiurare una maledizione che potrebbe distruggere l’intero impero familiare.
L’inizio di questa discesa nel mistero è segnato da un dettaglio banale ma portentoso: una lettera anonima, recapitata senza mittente, che si insinua sotto la porta della villa. Sigillata con cera nera e impressa con il simbolo di una fenice spezzata, la missiva contiene un enigma che funge da catalizzatore della verità a lungo negata: “Non tutto è come sembra. Cerca la stanza proibita.” L’effetto di questa rivelazione è immediato e corrosivo. Holtan, con il cuore lacerato, decide di seguire il suggerimento, accompagnato dalla sola Ipecc, la cui mente è già turbata dal rimorso e dalla consapevolezza di aver contribuito, involontariamente, alla distruzione del ragazzo innocente.
Padre e figlia varcano insieme la soglia di una porta nascosta dietro una libreria, scoprendo un ambiente polveroso, un’antica stanza di famiglia usata per gli incontri segreti degli antenati. È qui che l’orrore si fa concreto. Tra scaffali carichi di tomi dimenticati e manufatti di provenienza ignota, emerge un forziere di legno intarsiato. Al suo interno non c’è fortuna, ma la condanna: il diario appartenuto a Sesai.
Il contenuto del diario è una rivelazione che squarcia il velo su anni di inganni e silenzi. Sesai aveva scoperto un complotto ordito da Holtan e dai suoi alleati più fidati, un piano machiavellico per sopprimere chiunque minacciasse i loro affari. Ma il nome che balza all’occhio, scritto a lettere tremolanti, è quello di Tolga. Il ragazzo, amato da Ipecc e vittima innocente della faida familiare, era solo una pedina in un disegno molto più grande. La sua morte non era il risultato di un amore ossessivo, ma parte di un rituale occulto che, secondo le parole di Sesai, avrebbe garantito un influsso di protezione e carisma sovrannaturale a colui che ne fosse rimasto immune. L’annotazione incisa con inchiostro rosso è una sentenza: “Il sacrificio del giovane sarà la chiave per aprire il varco.”

Per Ipecc, la scoperta è un colpo al cuore. La sua famiglia non è vittima, ma carnefice, e l’amore che ha provato è stato calpestato da un’ambizione che trascende il materiale. Il suo senso di colpa si mescola al desiderio di vendetta. Holtan, per la prima volta, si rende conto di aver ignorato i segni, derubricando i sentimenti a debolezza e affidandosi a una strategia che affonda le sue radici nelle tenebre. La tensione tra i due raggiunge un punto di non ritorno: un padre che si aggrappa a una colpa antica, una figlia in bilico tra vendetta e redenzione.
Il dramma non si esaurisce nelle pergamene. Un gemito, quasi evocato dai frammenti del passato, li conduce a un piccolo scrigno in metallo. Al suo interno, un medaglione di ottone raffigurante un’aquila ad ali spiegate, lo stesso che Tolga portava sempre al collo. La sua calligrafia infantile, su un bigliettino, è l’ultima testimonianza: “Papà, ti voglio bene, tornerò presto.” L’emozione è pura e straziante, ma l’attimo di fragilità è interrotto dall’ombra.
Una figura avvolta in un mantello scuro emerge dal buio. È un uomo anziano, lo sguardo glaciale, che si rivela essere un ex consigliere di Sesai, creduto morto da anni in un naufragio orchestrato proprio da Holtan. La rivelazione è un colpo fatale al potere dell’uomo. Non solo Sesai aveva alleati fedeli, ma Holtan li ha traditi uno a uno pur di conservare il suo dominio. Il consigliere rivela la vera posta in gioco: il piano originale prevedeva il ritorno di un erede legittimo e che l’innocenza di Tolga fosse l’unica “ancora” per far revocare la maledizione. Ma ora, l’obiettivo è un altro: un “cristallo antico”, capace di concentrare l’energia delle vittime sacrificali, nascosto nella cripta sotto la cappella di famiglia.
La morte di Sesai non fu casuale, ma inscenata per impedirle di neutralizzare il potere malefico dell’artefatto. Il consigliere offre un’alleanza disperata a Holtan e Ipecc: devono recuperare il cristallo prima che cada nelle mani del “custode delle tenebre.” L’urgenza è palpabile. Padre e figlia, uniti da un senso di urgenza e tradimento mai provato, si avviano verso la cripta, armati solo delle rivelazioni di Sesai e della consapevolezza di un ultimo guardiano, un monaco guerriero isolato, pronto a difendere il cristallo con la vita.
Scendendo gradino dopo gradino, il freddo penetra le ossa, ma il cuore batte con forza rinnovata. La porta di pietra si apre svelando una sala circolare. Al centro, su un altare di marmo scuro, il cristallo pulsa di un bagliore rosso sangue. È in quel momento che un’ombra si muove dietro una colonna, un passo felpato che annuncia l’imminente scontro. Holtan afferra un’antica spada e si prepara ad affrontare l’avversario. Il buio cala lasciando lo spettatore con il fiato sospeso, in attesa di scoprire chi emergerà vittorioso da questa battaglia sotterranea: sarà il potere oscuro del cristallo, la redenzione di Ipecc o la condanna definitiva di Holtan?