Io sono Farah trama turca: Tahir si salva dalla prigione di Behnam, uccide i suoi aguzzini

Nelle prossime puntate di Io sono Farah, Tahir riuscirà a liberarsi dalla prigionia in Iran in cui l’ha costretto Behnam. Lì troverà altri prigionieri, tra cui un bambino, che gli racconterà che è stato usato nei campi minati come apripista. Tahir vorrà vendicarsi, così ucciderà gli aguzzini in un’esplosione.

Tahir fugge da Behnam e trova una verità terribile

Tahir riuscirà a salvarsi dalla prigionia in cui Behnam lo ha costretto in Iran, ma quell’esperienza lo porterà a scoprire cose terribili. Per esempio, che Behnam tiene diverse persone prigioniere, tra cui un bambino e una donna.

Della donna troverà il foulard e noterà che sul muro è stata scritta più volte la parola “Farah”. Gli verrà un dubbio: quella donna potrebbe essere la madre di Farah. Non esiterà a chiederlo ai suoi aguzzini, non prima di essersi vendicato di loro, legandoli: “Di chi è questo? Ditemi di chi è. Perché c’è scritto ‘Farah’ sul muro? Chi c’era lì dentro?”. “Una donna. L’hanno portata via prima che tu arrivassi”.

Tahir scopre il segreto di Behnam ma è troppo tardi

“L’hanno portata via? Dove? Perché?”, dirà Tahir arrabbiato. “Te lo giuro, non lo sappiamo. Una squadra l’ha presa prima del nostro arrivo. Noi riceviamo solo le informazioni necessarie. Quello che sa una squadra, le altre lo ignorano”, dirà uno degli aguzzini.

A quel punto arriverà il bambino tenuto prigioniero e salvato da Tahir, che se la prenderà con i suoi sequestratori, dando loro degli “assassini”, visto che hanno ucciso suo padre.

Tahir scopre cosa fa Behnam ai bambini

Il piccolo racconterà la sua triste storia: “Un giorno sono venuti a casa per portarmi via. Mio padre si è rifiutato e l’hanno ucciso. Hanno detto che se non fossi andato con loro avrebbero ucciso anche mia madre”. Tahir scoprirà così che il bambino viene usato come “apripista” nei campi minati al confine: “Quando ci sono le mine, mi fanno camminare davanti. Attraversano dove metto i piedi io. È così che trasportano il contrabbando”.

Racconterà che nessun bambino è sopravvissuto dopo averlo fatto cinque volte, mentre a lui lo chiamano “il bambino fortunato” perché ne è uscito indenne tredici volte.

Colpito dalla sua lucidità e dalla sua resistenza, Tahir prenderà una decisione: “Ora uscirai da quella porta. Farai tredici passi in avanti. Al quattordicesimo sarai libero. Finalmente”. Quel tempo servirà a Tahir per far partire l’esplosivo che ucciderà gli aguzzini, i suoi e quelli del bambino. Non sarà solo una missione di giustizia, ma un tentativo di restituire un futuro a chi non ha mai avuto scelta.